10 km all'ora...

La filosofia del cicloviaggio

Stiamo pedalando già da alcune ore lungo la strada sterrata che dal Grande Lago Bianco sale verso Murun a nord, attraversando ampie vallate coperte da praterie, dalla forma dolcemente ondulata.

Siamo in Mongolia nord occidentale, a oltre 750 km dalla capitale Ulan Bator: quando il sole incomincia ad abbassarsi e le gambe iniziano a girare più lentamente, cerchiamo un posto adatto per mettere la tenda.

Questa sera pare che ci toccherà la solitudine, non c'è nessun puntino bianco che segnali una ger - la tipica tenda dei pastori mongoli - all'orizzonte. In realtà, una volta montato il nostro micro ricovero di nylon, mentre Marco armeggia col fornello a benzina e Grazia scrive il diario quotidiano distesa tra i fiori, spunta da lontano un cavallo al galoppo. Chi lo cavalca è un ragazzino, avrà forse dieci anni.

Fissa le redini del cavallo a un paletto nell'erba e si siede acconto a noi.

Sorride, sorridiamo, un po' imbarazzati, come sempre.


Spiaccichiamo le due parole di saluto in mongolo che abbiamo imparato, poi continuiamo le nostre attività. Lui si avvicina, ci guarda mentre cuciniamo, e ride. Poi, come è ovvio, curiosa intorno alle biciclette. Dopo un pò di tempo passato insieme in silenzio, con un balzo sale in sella e ci saluta, per allontanarsi verso l'apparente nulla, dove da qualche parte c'e' però la sua famiglia e le sue bestie che lo aspettano.

Noi godiamo delle ultime ore di luce, e aspettiamo che il cielo si popoli di stelle prima di chiudere la tenda per il meritato sonno. Chissà perchè siamo sempre stanchissimi...


Lasciamo Lijiang in direzione nord, lungo una strada secondaria che attraversa il parco di Yulong Mountains. Una sequenza di enormi stampe digitali appena installate sul bordo della strada ci illude di vedere davvero quegli splendidi scorci di montagne e ghiacciai che, invece, restano ostinatamente nascosti dietro una cortina di nuvole. La Cina nel 2007 è già pronta per l'invasione olimpica, tutte le località turistiche sono organizzate in modo eccellente.

Pedaliamo lungo la bella strada che si snoda in mezzo a un bosco misto che profuma di resine, muschi e funghi. Peccato che diluvi, come spesso succede in queste giornate di un agosto monsonico particolarmente cattivo. Nei pressi di un piccolo villaggio troviamo ricovero presso una famiglia che ha due letti in più per i rari viaggiatori. Non ci sono materassi, ma stuoie in paglia e coperte in lana infeltrita: per questa notte useremo i nostri sacchi a pelo.



La proprietaria ci invita ad avvicinarci alla stufa a legna, attorno a cui si raduna la famiglia. A questa altitudine, 3300 m, in una giornata piovosa, fa piacere asciugarsi al caldo del fuoco, nonostante la piena estate tropicale. La nostra cena è a base di patate cotte sulla stufa, condite con polvere di peperoncino! Appena cala il buio ci infiliamo nei sacchi, cercando di indovinare se il picchiettio della pioggia finalmente cesserà. Chissà perchè siamo sempre stanchissimi...


Tanti sono i modi per spostarsi sul territorio, ognuno caratterizzato dalla sua storia, dalla sua velocità, dal suo impatto sull'ambiente e sull'uomo che lo usa.

Da ormai 20 anni noi due abbiamo eletto la bici – o meglio la mtb – a nostro mezzo privilegiato per viaggiare, che ci permette di scoprire da vicino il paese che attraversiamo.

La velocità media giornaliera che riusciamo a tenere è sempre bassa, meno di 10km all'ora - ma in salita crolla a velocità “pedonali” - per cui abbiamo tutto il tempo che vogliamo per guardarci intorno, annusare gli odori, ascoltare suoni e musiche, fotografare, sbirciare nelle vite quotidiane delle persone che incontriamo sul nostro cammino, parlare o gesticolare con loro, assaggiare, a volte con un pò di malcelata apprensione, le loro specialità alimentari...

Le immagini nuove e inconsuete che scorrono sotto i nostri occhi solleticano la nostra curiosità e riempiono le lunghe giornate in sella tra accese discussioni o personali, silenziose meditazioni.


Con noi di solito viaggia la nostra “casa ambulante”, una micro tenda con relativa attrezzatura minimalista da bivacco, un po' di materiale tecnico per le bici, scorte di cibo per qualche giorno, qualche litro d'acqua, una mini farmacia “psicologica”, due buoni libri e un quaderno per tenere il diario di bordo. Le leggerissime schede di memoria, per fortuna, hanno sostituito i pacchi di rullini di diapositive.

Le situazioni possono essere estremamente differenti: in certi ambienti possiamo permetterci di scegliere con calma per la tenda il prato più bello, magari quello più profumato, o più colorato di mille fiori, o quello vicino a un corso d'acqua limpida. Altre volte affrontiamo con ansia la scelta del posto in cui fermarci per la notte, perchè magari il terreno ai margini della strada non si presta o abbiamo qualche timore di venire disturbati.

Non di rado “tiriamo” una tappa ben oltre il previsto per arrivare ad un paese in cui trovare una sistemazione al coperto, per evitare di bivaccare in tenda o anche solo nella speranza di una doccia ristoratrice o di un tavolo dove appoggiare i gomiti.

Spesso ci viene chiesto se non abbiamo paura a viaggiare in modo così vulnerabile in luoghi remoti. La verità è che, per fortuna, il mondo non è solo, come tanti pensano, abitato da farabutti che non vedono l'ora di assaltare gli stranieri.

Senza nascondere quel pò di sana diffidenza e timore che anche noi proviamo nelle situazioni incognite, in tutta onestà statistica dobbiamo dire che non siamo mai incappati in incidenti gravi ma che, al contrario, il mondo visto dalla sella di due biciclette appare più “umano” ed accogliente rispetto a tanti stereotipi. In molti paesi il dovere dell'ospitalità verso il viaggiatore fa parte di una radicata tradizione culturale. Diventa addirittura obbligatorio nelle terre abitate da popolazioni di origine nomade.

Il turismo organizzato purtroppo cancella troppo spesso questo aspetto delle relazioni tra viaggiatori e popolazioni locali.

I due viaggi citati negli episodi iniziali, Mongolia e Cina, hanno rappresentato una bella sfida dal punto di vista delle comunicazione. L'inglese risulta essere poco utile, perchè solo poche persone lo conoscono ad un livello che consenta il dialogo. Nonostante tutto, abbiamo sempre trovato persone di grande disponibilità, che facevano il possibile per capire le nostre richieste e venirci incontro. Abbiamo con sopresa realizzato che il linguaggio dei gesti, qualche parola imparata a memoria, un phrase-book con le parole scritte nei caratteri locali sono più che sufficienti per cavarsela e godere della scoperta di un nuovo paese.

Quando in Cina entravamo nei ristoranti esibendo il nostro foglietto con la scritta in cinese “Siamo vegetariani, non mangiamo carne” venivamo accompagnati direttamente in cucina per scegliere – indicando con il dito – gli ingredienti che preferivamo!



Dal nostro punto di vista il viaggio in bici non è un'esperienza per pochi, ma può essere affrontato da persone normali, purchè in forma e con grande spirito di adattamento. Noi ci riteniamo abbastanza “selvatici”, amiamo la vita spartana in tenda e non temiamo il sudore e la polvere incollata alla pelle. Ovviamente non disprezziamo una camera di albergo pulita e un po’ di relax.

Marco ricorda che gli anni passano e qualche piccola comodità non guasta!

Del resto la fatica e qualche disagio sono ampiamente compensati dalla libertà di movimento, dall’autonomia di gestire le giornate e soprattutto dal contatto più immediato con la natura e con la gente. Possiamo affrontare gli spazi e gli incontri che ci attendono con il ritmo – anzi la lentezza – che più ci piace.

Vogliamo sottolineare che il viaggio autogestito rende abbordabili anche dal punto di vista finanziario viaggi altrimenti improponibili ai più: basta curiosare le proposte delle agenzie specializzate nel settore “avventura”... Purtroppo l’evoluzione dei costi dei carburanti sta rendendo sempre più dispendiosi i voli, ma spesso per noi la spesa del biglietto aereo è l’unica voce importante del budget del viaggio. Altrimenti, in vista di un futuro senza petrolio, non dimentichiamo che ci restano infinite mete da raggiungere uscendo con bici dalla porta di casa... a volte si scoprono nuovi spazi da esplorare appena dietro l’angolo!